Devastano le nostre vite, saccheggiano il nostro futuro

Il 14 luglio dieci compagni sono stati condannati per i fatti di Genova.

Le pene inflitte sono  pesantissime: Alberto Funaro, 10 anni; Vincenzo Vecchi, 13 anni; Marina Cugnaschi, 12 anni e 3 mesi; Francesco Puglisi 15 anni; Ines Morasca, 6 anni e 6 mesi.

Altri cinque imputati dovranno affrontare un nuovo processo per verificare eventuali attenuanti: Carlo Arculeo, che in appello aveva avuto 8 anni; Antonino Valguarnera, 8 anni; Luca Finotti, 10 anni e 9 mesi; Carlo Cuccomarino, 8 anni; Dario Ursino, 7 anni. 

Le sentenze  inflitte ai compagni e alle compagne che hanno lottato contro il G8,  i guidizi emessi contro funzionari e agenti di polizia per i crimini commessi alla Diaz e alla Bolzaneto rivelano ancora una volta la profonda ingiustizia che  regna nelle aule dei tribunali. Chi ha fatto violenze, torturato e ucciso è stato al massimo allontanato dai pubblici uffici. La tortura d’altronde non è contemplata dal sistema giuridico italiano, e pertanto non esiste, quanto alle altre violenze sono andate tutte in prescrizione. Anche l’assassinio di Carlo venne derubricato come fatalità.

Invece per i compagni non esiste nessuna prescrizione, anzi, vengono addirittura rispolverati gli articoli del codice Rocco risalenti al ventennio fascista e a tutt’oggi ancora in vigore, come il reato di “devastazione e saccheggio” che non prevede necessariamente di individuare responsabilità individuali ma ammette il “concorso morale”. Infatti, i dieci imputati non sono stati giudicati per dei reati effettivamente commessi, ma come i colpevoli di tutti i danni che la città di Genova subì in quelle giornate.

I danneggiamenti a oggetti sono condannati con più durezza di una violenza a una persona. Le vetrine di una banca per il codice penale italiano valgono più di una mano fracassata, di una testa rotta o di un ragazzo ucciso.

Così a distanza di 11 anni, a dieci compagni vengono comminati complessivamente circa 100 anni di galera. Lo stato li sceglie come vittime per una punizione esemplare, trasformandoli nei capri espiatori di quei  tre giorni in cui centinaia di migliaia di persone scesero in piazza manifestando contro un sistema economico ingiusto e contro le politiche di austerità all’ epoca imposte ai paesi in via di sviluppo.

E’ evidente il collegamento con i processi che si stanno svolgendo oggi in altre aule contro i/le NOTav ed il messaggio è immediato: da Genova alla Val Susa, il dissenso non verrà tollerato.

La disparità di trattamento che abbiamo visto nei tribunali tra i militanti e le forze dell’ordine è politica. … La repressione si fa sempre più sfacciata e palese. Il codice penale fascista, studiato appositamente per incutere terrore al popolo e neutralizzarne gli elementi politicamente più attivi, è la massima espressione di un sistema giudiziario strettamente funzionale all’attuale prassi politica.

Ci troviamo a fare i conti con una gestione giudiziario-politica fascistoide, come dimostra la feroce repressione già in atto contro il movimento NO  TAV che, nonostante tutto, continuerà la lotta a testa alta e con decisione senza farsi intimidire.

 Ai compagni perseguitati dallo stato va la nostra più piena solidarietà!

 liberi tutti libere subito!

Collettivo CsaBaraonda

 

This entry was posted in comunicati, G8 Genova 2001, no tem, notav and tagged . Bookmark the permalink.