FERMARCI E’ IMPOSSIBILE -comunicato-

FERMARCI E’ IMPOSSIBILE

Troppo spesso quando si lotta con passione e si riesce a turbare
l’ordine costituito, quando si crea un danno al sistema economico che
sfrutta le persone e i territori, la repressione cade sui compagni e
sulle compagne che vogliono un mondo diverso.
Lo sa bene una Valle che lotta da oltre vent’anni contro chi vuole un
treno che per correre veloce deve distruggere montagne e boschi,
abbattere case e cacciare gli abitanti dai loro luoghi, ma la Valsusa
insiste e riversa tutta la sua forza nel combattere questo progetto di
morte, quest’opera assurda.

Nonostante i mesi estivi il livello di mobilitazione non si sta
indebolendo, si è visto in questi giorni che si è anche riusciti a
bloccare un tir che portavi pezzi della talpa diretti al cantiere.
Questa talpa andrà a distruggere ulteriormente la montagna ma non
costituisce un momento irreversibile per questi lavori, al contrario di
quello che vogliono farci credere.

Il livello di repressione contro il movimento no tav è alto e continua a
crescere: solo nelle ultime due settimane sono state perqusit* e
accusat* di terrorismo e eversione dodici attivist*, e anche
martedì 6 Agosto una azione di lotta si è conclusa con l’intervento
dello Stato, che ha mandato una pioggia di celerini ad accerchiare i
compagni e le compagne per strada.

Immediatamente la polizia si è portata due compagni e una compagnia
attualmente alle Vallette, in attesa dell’udienza di convalida
dell’arresto. Rivogliamo i nostri fratelli e la nostra sorella subito
liber* con noi, per poter gridare ancora insieme che questo treno non si
fa.

Nello stesso pomeriggio altre tredici persone sono state fermate e
portate in questura a Torino: ne sono uscite solo in tarda notte, tutte
con una denuncia di violenza privata aggravata in concorso, e in sette
anche con il foglio di via da diversi comuni della Valsusa. Ma queste
tredici persone non pensano neanche un secondo di smettere di
combattere, molte di loro sono da una vita in Valsusa a difendere la
loro terra, altre erano appena salite per portare il loro sostegno, e
tutte insieme non si faranno intimidire da un pezzo di carta che le
dichiara socialmente pericolose.

La risposta della nostra gente non si è fatta attendere, in centinaia si
sono trovati in assemblea al presidio di Chianocco e in seguito hanno
bloccato nuovamente l’autostrada e sono rimasti al presidio ad aspettare
che tornassero i compagn* e le compagn* a piede libero, e ad
organizzarsi per poratre avanti la lotta e per fare il possibile per
liberare chi è ancora in galera.

LA VALLE NON SI ARRESTA.

A SARA DURA!

I compagni e le compagne del C.S.A. Baraonda

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